L'8 gennaio 2026, a Minneapolis, Renée Nicole Good viene uccisa da un colpo d'arma da fuoco sparato da un agente dell'ICE, Jonathan Ross, durante un'operazione federale di contrasto all'immigrazione. Nel giro di 24 ore parte la guerra delle raccolte fondi.
Non si tratta solo di una campagna o di una risposta ad un fatto grave. Si tratta anche di due flussi di richieste di fondi opposti, che raccontano due visioni di realtà inconciliabili.
Da una parte, una comunità che si mobilita per sostenere una famiglia distrutta. Dall'altra, una serie di campagne che difendono l'agente che ha sparato.
Quello che emerge non è solo indignazione o solidarietà. È una lezione politica chiara: il crowdfunding è diventato un campo di battaglia ideologico, non solo di beneficenza.
La risposta alla morte di Renée Good
La reazione alla morte di Renée Good è travolgente.
Una campagna verificata su GoFundMe, organizzata da Mattie Weiss e Becka Tilsen, viene lanciata poche ore dopo la sparatoria. Obiettivo iniziale: 50.000 dollari.
Nel giro di due giorni, la cifra supera 1,5 milioni di dollari, con oltre 38.500 donatori. Un risultato che non ha bisogno di interpretazioni: una massa enorme di persone ha deciso di schierarsi.
Gli organizzatori chiudono volontariamente la campagna il 9 gennaio, spiegando che i fondi verranno collocati in un fondo fiduciario per i tre figli di Renée (15, 12 e 6 anni) e per la moglie Becca.
Abbiamo abbastanza. Usate il vostro denaro per aiutare altri.
Non si tratta di una raccolta fondi che cerca visibilità. Si chiude, non si prolunga e non diventa una bandiera da campo di battaglia. Nasce dal lutto, risponde al bisogno e poi si ferma.
Le campagne per Jonathan Ross: frammentazione e propaganda
La risposta a favore di Jonathan Ross è l'esatto opposto. Non una campagna. Ma molte. Non un messaggio sobrio. Ma narrazioni aggressive, ideologiche, polarizzanti.
Entro la fine di gennaio 2026, le raccolte fondi a suo favore superano 1,1 milioni di dollari.
GoFundMe e una violazione evidente
La principale campagna su GoFundMe viene lanciata l'8 gennaio da Clyde Emmons, con una descrizione esplicita: l'agente sarebbe stato "al 1000% giustificato" nello sparare.
I numeri crescono rapidamente:
- 346.000 $ il primo giorno
- oltre 600.000 $ entro il 12 gennaio
- quasi 800.000 $ a fine mese
Ma la politica ufficiale di GoFundMe proibisce esplicitamente la raccolta di fondi per la difesa legale di crimini violenti, incluso l'omicidio. Eppure la campagna resta online.
GoFundMe dichiara di "rivedere" tutte le raccolte fondi legate all'incidente, ma non interviene. La regola esiste. L'applicazione no.
GiveSendGo: l'infrastruttura della contro-narrazione
La seconda grande campagna nasce su GiveSendGo, una piattaforma fondata nel 2015 e ormai nota come l'alternativa di destra al crowdfunding mainstream.
Titolo della campagna: "Stand With Our Brave ICE Hero". Risultato: 278.000 dollari, superando l'obiettivo iniziale.
Qui la differenza è cruciale. Non solo la campagna non viene ostacolata, ma viene pubblicamente sostenuta dal CEO Jacob Wells, che afferma di aver parlato direttamente con Ross e di aver già rilasciato parte dei fondi.
GiveSendGo non si limita quindi a ospitare una raccolta fondi ma decide di partecipare e schierarsi.
Il linguaggio antisemita
Come se non bastasse, la prima versione della campagna includeva attacchi antisemiti contro il sindaco di Minneapolis Jacob Frey, definito un "traditore" e responsabile di aver trasformato la città in una "zona di guerra".
Il testo viene modificato solo dopo le critiche. Ma il punto resta: la piattaforma consente, amplifica e normalizza questo tipo di linguaggio finché diventa scomodo.
Il ruolo del denaro dei potenti: Bill Ackman
Tra le migliaia di donazioni spicca quella di Bill Ackman, miliardario e sostenitore di Trump, che dona 10.000 dollari alla campagna GoFundMe per Ross.
Ackman giustifica la scelta appellandosi al principio della presunzione di innocenza, affermando che avrebbe voluto donare anche alla famiglia Good, ma la campagna era già chiusa.
Il risultato, però, è politico: una figura con enorme potere economico sceglie pubblicamente da che parte stare.
Il denaro quindi svela la sua altra faccia: non è solo aiuto ma diventa una vera e propria legittimazione.
Ross non è stato incriminato, ma il contesto conta eccome
A fine gennaio 2026, Jonathan Ross non è stato formalmente accusato. Ma questo non significa che il suo passato sia irrilevante.
Ross è un agente ICE dal 2015, leader di squadra nella Joint Terrorism Task Force dell'FBI e istruttore di armi da fuoco. Sei mesi prima della morte di Good, era stato coinvolto in un episodio violento durante un arresto nella periferia di Minneapolis, culminato con l'uso di forza contro un veicolo e il suo trascinamento sull'asfalto.
In Minnesota, gli agenti federali non godono di immunità penale assoluta. Le autorità statali hanno piena giurisdizione per indagare.
Eppure questa raccolta fondi ha costruito una narrativa di eroismo prima ancora che la giustizia faccia il suo corso.
Operation Metro Surge: il contesto che non si può ignorare
Tutto questo avviene durante Operation Metro Surge, la più grande operazione federale di immigrazione mai condotta nello stato.
A gennaio:
- 3.000 agenti federali dispiegati
- oltre 3.000 arresti
- scuole e ospedali trattati come zone di enforcement
- milioni di dollari di costi per i contribuenti locali
Il 24 gennaio, un'altra persona muore: Alex Pretti, un infermiere colpito mentre osservava le operazioni ICE. La raccolta fondi per la sua famiglia raggiunge 1,5 milioni di dollari in un giorno.
Il pattern è chiaro. La violenza produce dolore e indignazione. Il dolore e l'indignazione spingono le raccolte fondi a crescere. Le raccolte fondi diventano anche schieramento politico.
Raccogliere fondi significa prendere posizione
Il confronto tra GoFundMe e GiveSendGo non è solo una questione di policy aziendali. È lo specchio di una frattura più profonda.
GoFundMe finge neutralità mentre applica le regole in modo selettivo. GiveSendGo rivendica apertamente la propria ideologia.
Ma il risultato è lo stesso: il crowdfunding, in questo caso, non è solo solidarietà ma è:
- narrazione
- legittimazione (o delegittimazione)
- potere
Quando finanzi un agente che ha ucciso una persona disarmata durante un'operazione di stato, stai facendo politica.
Quando chiudi una campagna perché "abbiamo abbastanza", stai facendo politica.
Il denaro non parla da solo. Dice sempre da che parte stiamo.
E oggi, negli Stati Uniti, anche una donazione è un voto.
P.S. Un pasticcio italiano
Vi ricordate la tragica notte di Capodanno 2024 a Villa Verucchio? L'aggressione, lo sparo del Maresciallo Masini, i feriti collaterali. E, subito dopo, l'onda emotiva: una raccolta fondi lampo su GoFundMe che in pochi giorni aveva superato i 45.000 euro. Sembrava un trionfo. E un trionfo lo è stato sì, ma dell'approssimazione.
Oggi ci troviamo con una raccolta annullata, donatori che chiedono rimborsi e fondi bloccati. Perché? Perché l'emozione, se non è gestita da strutture competenti può anche fare danni.
Il fallimento della disintermediazione: Sia chiaro, il crowdfunding è una risorsa preziosa, uno strumento di democrazia finanziaria che permette di sostenere cause dal basso. Ma lo strumento non sostituisce la competenza. L'errore è stato credere che la piattaforma online potesse sostituire i "corpi intermedi" — associazioni strutturate, professionisti, statuti chiari. Affidando la gestione di una crisi complessa all'improvvisazione, si sono raccolti soldi per spese legali che erano già coperte dall'assicurazione professionale (bastava verificare le tutele previste per l'Arma).
"Assegni di cartone" per le vittime: L'aspetto amaro di questa gestione ricade sulle vittime collaterali di quella notte. Ai due ragazzi feriti e agli anziani coinvolti sono stati consegnati, durante una cerimonia pubblica, dei maxi-assegni simbolici. Bellissimo, ma la realtà? Non hanno visto un euro. Lo spettacolo ha prevalso sulla sostanza.
L'indignazione che ha mosso i donatori è un'energia potente, ma è un'arma a doppio taglio. Se incanalata male, si disperde nel nulla.
Ancora una volta la conferma che la beneficenza richiede professionalità, non solo buone intenzioni. Altrimenti, come in questo caso, resta il pasticcio e un nulla di fatto.