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Politica12 min di lettura

Legge di iniziativa popolare: come funziona e cosa succede dopo

Legge di iniziativa popolare: cosa dice l'art. 71, come si raccolgono 50.000 firme, cosa succede in Parlamento, nelle regioni e con l'iniziativa europea.

Una legge di iniziativa popolare è una proposta di legge scritta in articoli e firmata da almeno 50.000 elettori, che i cittadini presentano alla Camera o al Senato (art. 71 della Costituzione). Il Parlamento deve riceverla ma non è obbligato ad approvarla: dal 1979 al 2022 ne sono state presentate più di 280 e solo 4 sono diventate legge.

In breve

  • Servono 50.000 firme di elettori su un testo redatto in articoli, con una relazione; i fogli valgono sei mesi e dal 25 luglio 2024 si firma anche online (legge 352/1970, artt. 48-49).
  • Al Senato la commissione deve iniziare l'esame entro un mese e chiuderlo entro tre, poi la proposta va in Aula (art. 74 del Regolamento, dal 2018); alla Camera non ci sono termini.
  • Le proposte popolari non decadono a fine legislatura: passano alla successiva senza raccogliere di nuovo le firme.
  • Dal 1979 al 2022 più di 280 proposte, 4 diventate legge e oltre 160 mai discusse; nel 2025 si è aggiunta la legge 76/2025 sulla partecipazione dei lavoratori, nata da una proposta della CISL.
  • Regioni e comuni hanno regole proprie (in Toscana bastano 5.000 elettori); l'iniziativa dei cittadini europei chiede un milione di firme in sette paesi, 54.720 in Italia.

Cos'è una legge di iniziativa popolare?

È uno dei modi in cui nasce una legge: accanto a Governo, parlamentari e agli enti indicati dalla Costituzione, anche il popolo può proporre leggi, con un progetto redatto in articoli e firmato da almeno 50.000 elettori (art. 71 Cost.). Si parla anche di iniziativa legislativa popolare.

Possono firmare i cittadini iscritti nelle liste elettorali (art. 48 della legge 352/1970). La proposta può riguardare una legge ordinaria o una legge costituzionale (Dipartimento per le riforme istituzionali): il riconoscimento delle peculiarità delle isole nell'articolo 119 della Costituzione, entrato con la legge costituzionale 2/2022, è partito proprio da una proposta di iniziativa popolare presentata al Senato.

Che differenza c'è tra legge di iniziativa popolare, referendum e petizione?

La legge popolare propone una norma nuova, il referendum abrogativo ne cancella una esistente, la petizione chiede un intervento senza un testo da votare. Solo il referendum ha un effetto diretto: se è valido e vince il sì, la norma è abrogata. Proposta di legge e petizione dipendono dalla volontà del Parlamento.

Legge di iniziativa popolare, referendum abrogativo e petizione a confronto
Legge di iniziativa popolareReferendum abrogativoPetizione alle Camere
Cosa chiedeUna legge nuova, scritta in articoliDi cancellare una legge o una sua parteProvvedimenti o attenzione a necessità comuni
Firme50.000 elettori500.000 elettori o 5 consigli regionaliNessuna soglia
Tempo per le firmeFogli vidimati da non più di 6 mesi3 mesi, deposito tra il 1° gennaio e il 30 settembreNessun termine
EffettoIl Parlamento la esamina, ma non deve approvarlaSe vota la maggioranza degli elettori e vince il sì, la norma è abrogataNessun obbligo di risposta
NormaArt. 71 Cost.; legge 352/1970, artt. 48-49Art. 75 Cost.; legge 352/1970, artt. 27-40Art. 50 Cost.

Fonte: Costituzione, artt. 50, 71 e 75, e legge 25 maggio 1970, n. 352, testo vigente su Normattiva.

«Referendum di iniziativa popolare» di solito indica proprio l'abrogativo, chiesto con le firme. Un referendum propositivo, che faccia votare i cittadini su una proposta di legge, a livello nazionale non esiste: nel 2019 la Camera ha approvato una riforma dell'art. 71 che avrebbe portato al voto le proposte popolari non approvate entro diciotto mesi, ma il testo si è fermato al Senato (Pagella Politica). Esiste invece in alcune autonomie, come la Provincia autonoma di Trento (legge provinciale 3/2003). Sulle petizioni c'è la guida alla petizione online.

Come si presenta una proposta di legge di iniziativa popolare?

Si scrive il testo in articoli con una relazione, si costituisce il comitato promotore in Cassazione, si raccolgono 50.000 firme entro sei mesi e si deposita tutto presso il Presidente della Camera o del Senato (artt. 48 e 49, legge 352/1970).

I passaggi pratici sono quelli di ogni raccolta: almeno dieci promotori in Cassazione, annuncio in Gazzetta Ufficiale, fogli vidimati, autenticazione delle firme su carta e certificati elettorali; online si firma sulla piattaforma del Ministero della Giustizia con SPID, CIE o CNS. Li trovi passo per passo nella guida alla raccolta firme. Due regole sono specifiche della legge popolare: ogni foglio riproduce a stampa il testo del progetto, e se supera tre facciate va unito al foglio delle firme in modo che non si possa staccare; non valgono i fogli vidimati più di sei mesi prima della presentazione.

Il testo conta più di quanto sembri. Una proposta scritta male si presta a essere riscritta o assorbita in un testo diverso, e la relazione è il primo materiale della campagna. La mia opinione: prima di raccogliere una firma, il testo va fatto leggere a chi dovrà difenderlo in commissione, giuristi e parlamentari di schieramenti diversi.

Cosa succede in Parlamento dopo il deposito?

La Camera che la riceve verifica e conta le firme, annuncia la proposta in Aula e la assegna alla commissione competente, che può abbinarla ad altre proposte sullo stesso tema. Da lì la proposta segue la procedura di qualsiasi altro progetto di legge: nessuna corsia preferenziale alla Camera, alcuni termini al Senato.

Una differenza conta molto: le proposte popolari non decadono a fine legislatura. Non vanno ripresentate e all'inizio della legislatura successiva vengono assegnate di nuovo alle commissioni (art. 107, comma 4, del Regolamento della Camera; art. 74, comma 2, del Regolamento del Senato). La proposta sull'eutanasia legale che l'Associazione Luca Coscioni depositò alla Camera il 13 settembre 2013, con oltre 60.000 firme (Quotidiano Sanità), è arrivata così alla legislatura successiva come C. 2: il 10 marzo 2022 la Camera ha approvato un testo unificato sulla morte volontaria medicalmente assistita, poi rimasto fermo al Senato (Camera dei deputati).

Conviene presentarla alla Camera o al Senato?

Sulla carta conviene il Senato, perché è l'unica Camera con termini precisi. Il Regolamento del Senato impone alle commissioni di iniziare l'esame entro un mese dall'assegnazione e, dalla riforma approvata il 20 dicembre 2017, di concluderlo entro tre mesi; scaduto il termine la proposta va d'ufficio nel calendario dell'Aula e si discute sul testo dei proponenti. La commissione può ascoltare un rappresentante dei proponenti, indicato dai primi dieci firmatari (art. 74; testo a confronto).

Il Regolamento della Camera non ha termini analoghi. Nel novembre 2022 il deputato Riccardo Magi ha proposto di copiare le regole del Senato, ricordando che dal 1979 alla fine della legislatura precedente erano state presentate più di 280 proposte popolari: solo 4 erano diventate legge, oltre 160 non erano mai state discusse, per almeno 8 milioni di firme (Camera, Doc. II n. 4). Ma i termini del Senato non hanno sanzione, e un caso recente lo mostra.

Cosa succede se il Parlamento non la esamina? Il caso Io Coltivo

Niente di automatico: se i termini non vengono rispettati, una proposta può restare ferma per mesi. Io Coltivo, la proposta di legge di iniziativa popolare sulla coltivazione domestica e associata della cannabis per uso personale, promossa dall'Associazione Luca Coscioni con altre organizzazioni e a cui ho lavorato, ne è un esempio.

  • 5 giugno 2024: deposito al Senato con circa 55.000 firme (Associazione Luca Coscioni), ddl S. 1317.
  • 23 dicembre 2024: assegnazione alle commissioni competenti.
  • Nei mesi successivi, senza esame, i promotori diffidano la Presidenza del Senato per il mancato rispetto dell'art. 74.
  • 23 aprile 2026: le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali avviano l'esame, sedici mesi dopo l'assegnazione (Fuoriluogo).

La lezione: le firme aprono la porta, non la attraversano. Dopo il deposito servono pressione pubblica, alleati in commissione e una campagna che non si spegne. È lavoro di advocacy e, quando di fronte ci sono interessi organizzati, di lobbying civico; e costa, quindi va previsto nel piano di fundraising della campagna.

Quante leggi di iniziativa popolare sono state approvate?

Poche. Secondo la relazione depositata alla Camera nel 2022, dal 1979 alla fine della XVIII legislatura le proposte popolari sono state più di 280 e solo 4 sono diventate legge; Pagella Politica, contando le ultime sette legislature, ne trova 5 approvate su 196, meno del 3%, quasi sempre dopo essere state unite ad altre proposte (Pagella Politica, 2024).

Quattro proposte di legge di iniziativa popolare e come sono andate
PropostaPresentazioneEsito
Eutanasia legale (Associazione Luca Coscioni)Camera, 13 settembre 2013Testo unificato approvato dalla Camera il 10 marzo 2022, fermo al Senato
Peculiarità delle isole (art. 119 Cost.)Senato, S. 865Legge costituzionale 7 novembre 2022, n. 2
Partecipazione dei lavoratori all'impresa (CISL)Camera, C. 1573, 27 novembre 2023Legge 15 maggio 2025, n. 76
Io Coltivo, cannabis per uso personaleSenato, S. 1317, 5 giugno 2024Esame in commissione avviato il 23 aprile 2026

Fonte: Camera dei deputati; Normattiva; Camera, scheda C. 1573; legge 76/2025; Fuoriluogo.

Il caso della CISL è istruttivo: presentata il 27 novembre 2023, la proposta è stata adottata come testo base dalle commissioni della Camera nell'aprile 2024 e approvata in via definitiva dal Senato il 14 maggio 2025. La mia lettura: ha funzionato perché dietro c'era un'organizzazione con iscritti, presenza sul territorio e accesso ai gruppi parlamentari. Le firme erano il punto di partenza.

Come funziona l'iniziativa popolare nelle regioni e nei comuni?

Ogni regione la regola nel proprio statuto, insieme ai referendum regionali (art. 123 Cost.). In Toscana una proposta di legge la possono presentare 5.000 elettori della regione, i moduli valgono 180 giorni dalla vidimazione e lo statuto chiede al Consiglio di votarla nel merito entro nove mesi (Statuto, art. 74; Consiglio regionale).

È in Toscana che è passata la prima legge regionale sul suicidio medicalmente assistito, nata dalla proposta popolare «Liberi Subito» dell'Associazione Luca Coscioni, sostenuta da oltre 10.000 firme e approvata l'11 febbraio 2025 (Sky TG24). Il Governo l'ha impugnata; con la sentenza 204/2025 la Corte costituzionale ha salvato l'impianto organizzativo della legge regionale 16/2025 e ne ha annullato alcune parti, tra cui l'articolo sui requisiti di accesso e i termini per le verifiche.

Nei comuni decide lo statuto comunale. Il testo unico degli enti locali obbliga a prevedere procedure per istanze, petizioni e proposte dei cittadini, con garanzie sul loro esame tempestivo, e consente referendum su richiesta di un adeguato numero di cittadini, solo su materie di esclusiva competenza locale (art. 8, D.Lgs. 267/2000). La piattaforma nazionale per la firma online non vale per regioni e comuni.

Come funziona l'iniziativa dei cittadini europei?

È lo strumento con cui i cittadini dell'Unione chiedono alla Commissione europea di proporre una legge: servono almeno un milione di firme raccolte in dodici mesi, con un numero minimo in almeno sette paesi. Per l'Italia la soglia è 54.720 firme, cioè i 76 eurodeputati italiani moltiplicati per 720 (Commissione europea).

Firmano i cittadini dell'Unione che hanno l'età per votare alle europee, o almeno 16 anni nei paesi che lo prevedono. Dopo la raccolta le autorità nazionali hanno tre mesi per verificare le firme; poi la Commissione incontra gli organizzatori entro un mese, il Parlamento europeo offre un'audizione pubblica entro tre mesi e la Commissione risponde entro sei, con una comunicazione formale (come funziona). Come il Parlamento italiano, non è obbligata a proporre la legge richiesta.

I numeri dicono quanto è difficile. Su ECI Explorer, il database che ho costruito per Eumans sui dati della Commissione, al 5 novembre 2026 risultano 136 iniziative registrate dal 2012 e 14 arrivate alla risposta della Commissione; insieme hanno raccolto 25,6 milioni di firme, 4,3 milioni delle quali in Italia, seconda dopo la Germania. Cosa serve per arrivare in fondo, soldi compresi, l'ho raccontato con il caso My Voice My Choice in «Una firma è una donazione».

Domande frequenti

Quante firme servono per una legge di iniziativa popolare?

Almeno 50.000 firme di elettori, raccolte su fogli vidimati da non più di sei mesi oppure online sulla piattaforma del Ministero della Giustizia. Per le leggi regionali la soglia la fissa lo statuto: in Toscana, per esempio, bastano 5.000 elettori della regione.

Il Parlamento è obbligato a discutere una legge di iniziativa popolare?

Deve riceverla, verificare le firme e assegnarla a una commissione, ma non è obbligato ad approvarla. Al Senato la commissione deve iniziare l'esame entro un mese e concluderlo entro tre, poi la proposta va in Aula; alla Camera non ci sono termini. In nessuno dei due casi è prevista una sanzione se i tempi saltano.

Una legge di iniziativa popolare decade a fine legislatura?

No. A differenza degli altri progetti di legge, le proposte popolari non vanno ripresentate: all'inizio della nuova legislatura vengono assegnate di nuovo alle commissioni, senza raccogliere altre firme (art. 107 del Regolamento della Camera, art. 74 del Regolamento del Senato).

Si può firmare online una proposta di legge di iniziativa popolare?

Sì. Dal 25 luglio 2024 le proposte di legge popolari nazionali si firmano anche sulla piattaforma pubblica del Ministero della Giustizia, con SPID, carta d'identità elettronica o CNS, gratis e senza autenticazione. Per le proposte regionali e comunali la piattaforma non vale: si firma secondo le regole dello statuto.

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