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Politica13 min di lettura

Raccolta firme: come funziona per referendum e leggi popolari

Raccolta firme per referendum e leggi popolari: quante firme servono, come si firma online con SPID o CIE, banchetti, autenticatori, certificati, scadenze.

La raccolta firme è il modo in cui gli elettori chiedono un referendum o presentano al Parlamento una proposta di legge: servono 500.000 firme per un referendum abrogativo o costituzionale e 50.000 per una legge di iniziativa popolare. Dal 25 luglio 2024 si firma anche online, gratis, con SPID, CIE o CNS sulla piattaforma pubblica del Ministero della Giustizia; su carta ogni firma va autenticata e accompagnata dal certificato elettorale.

In breve

  • Soglie nazionali: 500.000 elettori per il referendum abrogativo (art. 75 Cost.) e per quello costituzionale (art. 138), 50.000 per una legge di iniziativa popolare (art. 71). Per regioni e comuni decidono gli statuti.
  • Tempi: tre mesi per le firme di un referendum abrogativo, da depositare tra il 1° gennaio e il 30 settembre; tre mesi dalla pubblicazione della legge per il referendum costituzionale; fogli validi sei mesi per una legge popolare.
  • Online la firma non si autentica: l'identità la garantisce SPID o CIE e l'iscrizione nelle liste elettorali la controlla la piattaforma attraverso l'anagrafe nazionale (ANPR).
  • Su carta servono fogli vidimati, un autenticatore previsto dalla legge 53/1990 (notaio, avvocato disponibile, consigliere comunale e altri) e i certificati elettorali, che il comune rilascia entro 48 ore.
  • Nel 2025 nessuna delle 21 proposte di referendum presentate sulla piattaforma ha raggiunto le 500.000 firme: la più firmata si è fermata a 362.000, le altre in media a 17.000.

Quante firme servono per un referendum o una legge?

Dipende dallo strumento: 500.000 elettori per chiedere un referendum nazionale, abrogativo o costituzionale, 50.000 per presentare una legge di iniziativa popolare, un milione in almeno sette paesi per un'iniziativa dei cittadini europei. Per leggi e referendum regionali e comunali le soglie le fissano statuti e regolamenti.

Il referendum lo possono chiedere anche cinque consigli regionali, e quello costituzionale un quinto dei membri di una Camera (art. 138 Cost.). Una petizione non ha soglie (art. 50 Cost.). Le firme per presentare le liste seguono le leggi elettorali: per i comuni sono nella guida su come candidarsi alle elezioni comunali.

Quante firme servono e in quanto tempo (regole in vigore a novembre 2026)
StrumentoFirmeTempoDove si depositano
Referendum abrogativo (art. 75 Cost.)500.000 elettoriDeposito entro 3 mesi dalla vidimazione dei fogli, tra il 1° gennaio e il 30 settembreCorte di cassazione
Referendum costituzionale (art. 138 Cost.)500.000 elettoriEntro 3 mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta UfficialeCorte di cassazione
Legge di iniziativa popolare (art. 71 Cost.)50.000 elettoriFogli vidimati da non più di 6 mesiPresidenza della Camera o del Senato
Iniziativa dei cittadini europei1 milione in almeno 7 paesi, con un minimo per paese (Italia 54.720)12 mesiAutorità nazionali, poi Commissione europea
Proposta di legge regionaleLa fissa lo statuto: in Toscana 5.000 elettoriIn Toscana i moduli valgono 180 giorniConsiglio regionale
Proposte, petizioni e referendum comunaliLi fissa lo statuto del comuneSecondo statuto e regolamentiComune

Fonte: Costituzione, artt. 71, 75 e 138; legge 352/1970, artt. 7, 28, 32 e 49; Commissione europea; Consiglio regionale della Toscana; D.Lgs. 267/2000, art. 8.

Come si firma online per un referendum o una legge popolare?

Si entra su firmereferendum.giustizia.it con SPID, carta d'identità elettronica o CNS, si sceglie l'iniziativa e si conferma: la firma vale quanto una firma autenticata su carta e non costa nulla. Possono firmare gli elettori iscritti nelle liste elettorali, compresi gli italiani all'estero iscritti all'AIRE.

La piattaforma è prevista dalla legge di bilancio 2021 e dal D.L. 77/2021 (art. 38-quater) ed è operativa dal 25 luglio 2024, gestita dal Ministero della Giustizia (Camera dei deputati). Vale per referendum nazionali e leggi di iniziativa popolare, non per regioni, comuni e iniziative europee.

Per i promotori il percorso è questo: dopo l'annuncio in Gazzetta Ufficiale caricano la proposta, la piattaforma le attribuisce una data certa e la rende firmabile entro due giorni; da lì corrono i tre mesi del referendum abrogativo. L'iscrizione dei firmatari nelle liste elettorali la piattaforma la verifica da sola, ma solo per i comuni che hanno completato il passaggio delle liste all'ANPR: le altre firme le consegna separate, come «non verificate» (guida operativa del Ministero).

Prima della piattaforma pubblica si firmava online con firme elettroniche qualificate di gestori privati, a pagamento: quasi 1,50 euro a firma, secondo Il Post. Nel settembre 2024 il referendum sulla cittadinanza, a cui ho lavorato, è passato in pochi giorni da decine di migliaia a oltre 300.000 firme; il 30 settembre i promotori ne hanno depositate 637.487 (Domani). La Corte costituzionale lo ha ammesso (sentenza 11/2025), ma al voto dell'8 e 9 giugno 2025 nessuno dei cinque quesiti ha raggiunto il quorum: raccogliere firme e portare la maggioranza degli elettori alle urne sono due lavori diversi.

Come si organizza una raccolta firme, passo per passo?

Si sceglie lo strumento, si costituisce il comitato in Cassazione, si apre la raccolta online e ai banchetti, si raccolgono i certificati e si deposita entro il termine fissato dalla legge 352/1970.

1. Scegliere lo strumento

Il referendum abrogativo cancella una norma; la legge di iniziativa popolare ne propone una nuova, e cosa succede dopo in Parlamento è spiegato nella guida alla legge di iniziativa popolare; la petizione chiede senza obbligare. In ogni caso la raccolta firme è una tattica dentro una campagna di advocacy, con un decisore da convincere.

2. Il comitato e l'annuncio

Almeno dieci promotori iscritti nelle liste elettorali si presentano alla cancelleria della Corte di cassazione, che ne prende atto con un verbale; il giorno dopo l'iniziativa è annunciata in Gazzetta Ufficiale (art. 7, legge 352/1970). Il quesito usa la formula «Volete che sia abrogata...», con data, numero e titolo della legge e, se serve, articoli e commi (art. 27).

3. Online e su carta insieme

Online si arriva lontano e in fretta; il banchetto porta le firme di chi non ha SPID e, soprattutto, conversazioni. I dati della piattaforma mostrano una curva tipica: il 10% delle firme arriva il primo giorno, il 30% entro tre giorni, il 50% entro un mese, poi una lunga stasi e una ripresa nell'ultimo mese (Pagella Politica, 2025). La mia regola: alleanze, materiali e calendario dei banchetti vanno pronti prima di aprire, perché la prima settimana decide il resto.

4. Il deposito

Almeno tre promotori depositano in Cassazione fogli e certificati e dichiarano il numero delle firme (art. 28); le firme online le mettono a disposizione dell'Ufficio centrale per il referendum nello stesso giorno, attraverso la piattaforma. Una legge popolare si deposita invece presso il Presidente della Camera o del Senato, che verifica e conta le firme (art. 48).

Come funziona un banchetto per la raccolta firme?

Al banchetto si firma su fogli vidimati, davanti a un autenticatore, mostrando un documento d'identità. Senza autenticatore le firme su carta non valgono.

I fogli hanno il formato della carta bollata e riportano a stampa, in cima a ogni facciata, la richiesta di referendum o il testo della proposta. Prima dell'uso li vidima una segreteria comunale o la cancelleria di un ufficio giudiziario, che appone bollo, data e firma e li restituisce entro due giorni (art. 7, legge 352/1970). Accanto a ogni firma vanno nome, cognome, luogo e data di nascita e comune di iscrizione nelle liste elettorali; l'autenticazione può essere collettiva, foglio per foglio, con la data e il numero di firme (art. 8).

Un banchetto in strada occupa suolo pubblico: autorizzazione e costi li stabilisce il regolamento del comune, quindi conviene chiedere con anticipo. Molti comuni permettono anche di firmare all'ufficio elettorale, sui moduli lasciati dai comitati: a Torino si firma in corso Valdocco o nelle circoscrizioni indicate dai promotori, senza costi per chi firma (Comune di Torino).

Chi può autenticare le firme?

Le firme su carta le autenticano i soggetti elencati dall'art. 14 della legge 53/1990: notai, giudici di pace, cancellieri e collaboratori delle cancellerie di tribunali e corti d'appello, segretari delle procure, parlamentari, consiglieri regionali, presidenti delle province, sindaci metropolitani, sindaci, assessori comunali e provinciali, presidenti dei consigli comunali e provinciali, presidenti e vicepresidenti dei consigli circoscrizionali, consiglieri provinciali, metropolitani e comunali, segretari comunali e provinciali, funzionari incaricati dal sindaco o dal presidente della provincia.

Possono farlo anche gli avvocati iscritti all'albo che hanno comunicato la propria disponibilità all'ordine, che ne pubblica i nomi sul sito. Per i cittadini all'estero autentica il console. Un limite da conoscere: secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato richiamata dal Consiglio regionale della Toscana, consiglieri comunali e provinciali autenticano solo nel territorio in cui esercitano il mandato. Nella pratica, il numero di autenticatori disponibili è il vero tetto ai banchetti di una campagna.

Servono i certificati elettorali?

Per le firme su carta sì: ogni firma va accompagnata dal certificato, anche collettivo, che attesta l'iscrizione del firmatario nelle liste elettorali del suo comune. I sindaci devono rilasciarlo entro 48 ore dalla richiesta, e il certificato ricevuto via PEC si può depositare come duplicato informatico (art. 8, legge 352/1970).

Per le firme online il controllo lo fa la piattaforma attraverso l'ANPR, salvo per i comuni che non hanno ancora completato il passaggio delle liste elettorali all'anagrafe nazionale. Su carta i certificati sono la parte più faticosa: firme raccolte in cento comuni vogliono cento richieste, da chiudere prima della scadenza.

Entro quando vanno depositate le firme?

Per un referendum abrogativo, entro tre mesi dalla vidimazione dei fogli e comunque tra il 1° gennaio e il 30 settembre (artt. 28 e 32, legge 352/1970). Per il costituzionale, entro tre mesi dalla pubblicazione della legge; per una legge popolare, con fogli vidimati da non più di sei mesi.

Dopo il deposito il calendario dell'abrogativo è fisso: entro il 31 ottobre l'Ufficio centrale per il referendum segnala le irregolarità, entro il 15 dicembre decide sulla legittimità delle richieste; la Corte costituzionale giudica l'ammissibilità con una sentenza da pubblicare entro il 10 febbraio; si vota in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno (artt. 32-34). L'abrogativo è valido solo se vota la maggioranza degli aventi diritto (art. 75 Cost.); il costituzionale non ha quorum. Quello sulla riforma della magistratura, votato il 22 e 23 marzo 2026, l'avevano chiesto i parlamentari e anche 15 cittadini con le firme di 500.000 elettori, ammesse dalla Cassazione il 6 febbraio (Giustizia Insieme).

L'eccezione di fine legislatura

Le richieste di referendum non si possono depositare nell'anno che precede la scadenza di una delle Camere, né nei sei mesi successivi alla convocazione delle elezioni politiche (art. 31). La legislatura in corso è iniziata il 13 ottobre 2022 e scade nell'autunno 2027: un nuovo referendum abrogativo si potrà depositare solo dopo le prossime elezioni politiche, e le firme raccolte ora scadrebbero prima. L'ultima finestra si è chiusa il 30 settembre 2026: a ottobre l'Ufficio centrale ha dato il via libera alla richiesta contro la legge 104/2026 sul consenso informato a scuola, ora all'esame della Corte costituzionale (Il Fatto Quotidiano). Il blocco riguarda i referendum abrogativi, non le leggi di iniziativa popolare.

Quali raccolte firme per referendum sono in corso?

L'elenco aggiornato delle raccolte nazionali aperte è sulla piattaforma del Ministero della Giustizia, con firme raccolte e scadenze; ogni nuova iniziativa è annunciata anche in Gazzetta Ufficiale. Qui non trovi un elenco: invecchierebbe in poche settimane.

Per firmare su carta guarda il sito del tuo comune. Le iniziative europee, con le firme paese per paese, sono su ECI Explorer, che ho costruito per Eumans.

Un dato aiuta a leggere quei contatori. Nel 2025 sono state presentate sulla piattaforma 21 proposte di referendum e nessuna ha raggiunto le 500.000 firme: la più firmata, sul matrimonio egualitario, si è fermata a 362.000; le altre hanno raccolto in media 17.000 firme, il 3% del necessario (Pagella Politica, su dati del Ministero diffusi dall'associazione OnData). La firma online ha abbassato il costo di firmare, non quello di convincere mezzo milione di persone.

Cosa fare dei firmatari dopo la raccolta?

Dipende da come hai raccolto i dati. Le firme per un referendum servono a quello scopo: i dati sui moduli o quelli che la piattaforma consegna ai promotori non diventano una lista di contatti, per il principio di limitazione della finalità del regolamento europeo sulla privacy (art. 5). Per ricontattare chi firma serve un consenso chiesto a parte, per esempio sulla pagina della campagna che porta alla piattaforma.

È il punto in cui molte campagne perdono quello che hanno costruito. Chi firma ha già detto sì una volta: se riceve un grazie, aggiornamenti veri e una seconda richiesta facile, può diventare volontario o donatore. Lo racconto in «Una firma è una donazione»; per i messaggi successivi c'è la guida a come scrivere una newsletter. Una petizione come My Last Right, sull'aiuto medico a morire in 27 lingue, nasce invece per costruire una comunità che dura.

Domande frequenti

Quanto costa firmare un referendum online?

Niente. Sulla piattaforma pubblica del Ministero della Giustizia si firma gratis con SPID, carta d'identità elettronica o CNS. Anche firmare su carta in comune non costa nulla a chi firma; moduli, banchetti, autenticazioni e organizzazione restano a carico dei promotori.

Gli italiani all'estero possono firmare un referendum?

Sì, se sono iscritti nelle liste elettorali dell'AIRE, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero. Online firmano sulla piattaforma con la propria identità digitale; su carta la firma la autentica il console competente (art. 8, legge 352/1970).

Le firme per presentare le liste elettorali funzionano allo stesso modo?

No. Per liste e candidature valgono le leggi elettorali, con soglie, moduli e scadenze propri; per Camera e Senato le regole sono cambiate con la legge elettorale approvata in via definitiva l'8 ottobre 2026. La firma digitale delle liste il D.L. 27/2025 l'ha prevista per gli elettori con grave impedimento fisico o in voto domiciliare: ho lavorato al digiuno a staffetta con Riccardo Magi per ottenerla per tutti.

Una petizione online vale come raccolta firme per un referendum?

No. Le firme raccolte sui siti di petizioni come Change.org non contano per referendum o leggi di iniziativa popolare: valgono solo quelle sulla piattaforma pubblica o autenticate su carta. Una petizione resta utile per fare pressione e costruire una comunità, ma non obbliga nessuno a rispondere.

Fonti

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