Petizione online: cos'è, quante firme servono e come farla
Petizione online: cos'è, quante firme servono alle Camere, al Parlamento europeo e in Comune, quali piattaforme usare e come scriverne una che funziona.
Una petizione online è una richiesta pubblica, firmata in rete, con cui si chiede a un'autorità di decidere qualcosa o di occuparsi di un problema. Alla Camera, al Parlamento europeo e in molti comuni esistono canali ufficiali con regole precise; una petizione su una piattaforma privata non ha effetti giuridici e conta per la pressione che crea. Alle Camere e al Parlamento europeo basta una sola firma, nei comuni la soglia la fissa lo statuto.
In breve
- «Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere» (art. 50 della Costituzione); dal 15 maggio 2025 la Camera le riceve anche online, con SPID o CIE, e altri cittadini possono sottoscriverle.
- Le Camere non sono obbligate a votarle: al 19 dicembre 2024, su 1.979 petizioni presentate nella legislatura, ne erano state esaminate o abbinate a una proposta di legge 35.
- Al Parlamento europeo può scrivere ogni cittadino UE o residente (art. 227 TFUE): nel 2024 le petizioni sono state 1.518, e il 40% è stato dichiarato irricevibile.
- Nei comuni decide lo statuto: a Roma basta un cittadino, a Torino servono 300 firme per una petizione al Consiglio, a Milano e Napoli mille.
- Change.org e openPetition non danno ai promotori le email di chi firma: chi vuole ricontattare i firmatari deve raccogliere i dati in proprio, con il loro consenso.
Cos'è una petizione?
Una petizione è una richiesta con cui si espone un'esigenza di interesse generale e si chiede alle istituzioni di provvedere. La parola viene dal latino petitio, da petere, «chiedere» (Treccani). In Italia è un diritto costituzionale: «Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità» (art. 50 Cost.).
Chi cerca «petizione alle autorità» incontra anche altre parole. La legge chiede a ogni comune di prevedere nello statuto procedure per «istanze, petizioni e proposte» dei cittadini (art. 8 TUEL). Lo statuto di Napoli, per esempio, usa istanze e petizioni «per chiedere provvedimenti amministrativi o esporre comuni necessità» e le proposte per i testi di delibera da votare.
Una petizione online è la stessa richiesta firmata in rete: su un canale ufficiale segue una procedura, su un sito privato come Change.org è uno strumento di pressione.
Che differenza c'è tra petizione, raccolta firme e legge di iniziativa popolare?
La petizione chiede, la raccolta firme formale avvia un procedimento. Con 50.000 firme di elettori si deposita una proposta di legge (art. 71 Cost.), con 500.000 si chiede un referendum abrogativo (art. 75): sono firme autenticate o digitali, verificate, e producono un atto che le istituzioni devono trattare. Una petizione non obbliga nessuno a votare.
| Strumento | Chi può firmare | Firme necessarie | Cosa produce |
|---|---|---|---|
| Petizione alle Camere (art. 50 Cost.) | cittadini italiani | una | assegnazione a una commissione, nessun obbligo di voto |
| Petizione al Parlamento europeo (art. 227 TFUE) | cittadini UE, residenti, enti con sede nell'UE | una | esame della commissione per le petizioni |
| Petizione al comune (art. 8 TUEL) | chi indica lo statuto | da una a mille nelle grandi città | risposta scritta nei tempi dello statuto |
| Legge di iniziativa popolare (art. 71 Cost.) | elettori | 50.000 | una proposta di legge depositata in Parlamento |
| Referendum abrogativo (art. 75 Cost.) | elettori | 500.000 | il voto popolare, dopo i controlli di Cassazione e Corte costituzionale |
| Iniziativa dei cittadini europei | cittadini UE | un milione in almeno sette Stati, in 12 mesi | una risposta motivata della Commissione europea |
| Petizione su piattaforma privata | chiunque | nessuna soglia legale | nessun effetto giuridico, solo pressione |
Fonte: Costituzione e TUEL su Normattiva; art. 227 TFUE; regolamento (UE) 2019/788 sull'iniziativa dei cittadini europei.
Firme autenticate, SPID e scadenze sono spiegati nelle guide alla raccolta firme e alla legge di iniziativa popolare.
Quante firme servono per una petizione?
Per una petizione alle Camere o al Parlamento europeo basta una firma, quella di chi la presenta: le altre non cambiano la procedura, ma mostrano quante persone condividono la richiesta. Nei comuni il numero lo fissa lo statuto, da un solo cittadino a mille firme nelle grandi città. Sulle piattaforme private non c'è soglia legale: l'obiettivo lo sceglie chi promuove.
I numeri grandi che circolano, 50.000, 500.000, un milione, riguardano altri strumenti: proposte di legge, referendum, iniziative europee.
Come si presenta una petizione alla Camera o al Senato?
Alla Camera si presenta online, sulla piattaforma Petizioni online con SPID o CIE, oppure per posta, email o a mano, con firma autografa e copia del documento del primo firmatario per verificare la cittadinanza (Camera dei deputati). La piattaforma funziona dal 15 maggio 2025, dopo la modifica dell'art. 109 del Regolamento del 16 ottobre 2024 e la delibera della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025.
Fino all'annuncio in Aula altri cittadini possono sottoscriverla; dopo, possono aggiungere la firma fino alla fine della legislatura, e l'elenco completo dei sottoscrittori resta disponibile sulla piattaforma. La Presidenza dichiara inammissibili, tra l'altro, le petizioni su vicende solo personali, quelle generiche e quelle offensive.
Al Senato va indirizzata al Presidente, per posta o a petizioni@senato.it, con firma digitale oppure firma a mano scansionata e documento d'identità (art. 140 del Regolamento del Senato).
Cosa succede dopo
La petizione viene annunciata in Aula e assegnata alla commissione competente, che può chiudere l'esame con una risoluzione rivolta al Governo o abbinarla a una proposta di legge sullo stesso tema (art. 109 Reg. Camera). Votarla non è obbligatorio: la Corte costituzionale lo ha ribadito nell'ordinanza 254 del 2021, su una petizione firmata da 27.252 cittadini.
Nei fatti, al 19 dicembre 2024 la legislatura contava 1.979 petizioni, 874 alla Camera e 1.105 al Senato, e ne erano state esaminate o abbinate a una proposta di legge 35, secondo i dati raccolti da Pagella Politica. La mia opinione: serve se dentro il Parlamento qualcuno ha già un motivo per usarla.
Come funziona una petizione al Parlamento europeo?
Al Parlamento europeo può presentare una petizione ogni cittadino dell'Unione, chi risiede in uno Stato membro e ogni società o associazione con sede nell'UE (art. 227 TFUE, art. 44 della Carta dei diritti fondamentali). La materia deve rientrare nei campi di attività dell'Unione e riguardare direttamente chi scrive.
Si presenta sul portale delle petizioni o per posta, in una delle lingue ufficiali, con nome, nazionalità e indirizzo di chi firma (nota tematica del Parlamento). Se la commissione per le petizioni la giudica ricevibile, può chiedere informazioni alla Commissione europea, discuterla in pubblico con i firmatari o organizzare una missione d'informazione; sul portale altri possono sostenerla.
Nel 2024 il Parlamento ha ricevuto 1.518 petizioni, l'82% dal portale; 611 (40,25%) sono state dichiarate irricevibili, e il Parlamento lo attribuisce alla scarsa conoscenza delle competenze dell'Unione. Chi ha sostenuto almeno una petizione online: 15.661 persone (risoluzione del 9 ottobre 2025).
Non va confusa con l'iniziativa dei cittadini europei, che chiede alla Commissione una proposta di legge e richiede un milione di firme: tutte le iniziative registrate, con le firme paese per paese, sono su ECI Explorer, che ho messo online per Eumans.
Quante firme servono per una petizione comunale?
Dipende dallo statuto del comune. La legge obbliga ogni comune a prevedere procedure per istanze, petizioni e proposte e a garantirne il «tempestivo esame», ma lascia a ciascuno soglie e tempi (art. 8, comma 3, TUEL). Nelle quattro città più grandi si va da un solo cittadino a mille firme.
| Comune | A chi | Firme | Risposta |
|---|---|---|---|
| Roma | Sindaco o Presidente dell'Assemblea capitolina | basta un cittadino, anche in forma collettiva | scritta, entro 60 giorni |
| Milano | Comune | 1.000 di residenti e city user dai 16 anni (250 per un Municipio); online al massimo 4 mesi | scritta e motivata, entro 45 giorni |
| Torino | Sindaco | almeno 2 richiedenti | entro 60 giorni |
| Torino | Consiglio comunale | 3 promotori e almeno 300 firme di residenti, dai 16 anni | esame in commissione con diritto di tribuna |
| Napoli | organo competente | 1.000 elettori (200 per una Municipalità), con un comitato di almeno 3 | scritta e motivata, entro 60 giorni |
Fonte: pagine ufficiali di Roma Capitale, Comune di Milano, Città di Torino (Consiglio e Sindaco) e statuto di Napoli del 2026, art. 17.
Per trovare le regole del tuo comune cerca lo statuto e il regolamento sulla partecipazione: vanno pubblicati sul sito, nella sezione Amministrazione trasparente (art. 12 D.Lgs. 33/2013). Controlla chi può firmare, su quali moduli o piattaforme e i tempi di risposta. Milano, per esempio, ammette anche chi ha un rapporto stabile con la città per lavoro, studio o domicilio; a Torino non valgono le firme raccolte su piattaforme diverse da quella del Comune (sottoscrizioni telematiche).
Quali piattaforme usare per una petizione online?
Se la petizione deve produrre un effetto formale, usa il canale ufficiale: Camera, Parlamento europeo, comune (Milano Partecipa raccoglie firme online da giugno 2021). Se serve a fare pressione e a costruire una base di sostenitori, la domanda è: chi tiene i contatti di chi firma?
- Change.org: chi promuove può scaricare nome, paese, codice postale, data e commento dei firmatari, ma non le email; li raggiunge con gli aggiornamenti della piattaforma, al massimo uno ogni 24 ore e tre a settimana (Change.org). Fanno eccezione le non profit registrate negli Stati Uniti con profilo verificato, per chi ha acconsentito.
- openPetition: società senza scopo di lucro di Berlino, gratuita, con pagine per l'Italia; in Germania, raggiunto un «quorum» locale, chiede un parere ai parlamentari. Anche qui i promotori non ricevono le email (openPetition).
- Una piattaforma propria, sul sito dell'organizzazione e collegata al CRM: costa più lavoro, ma i dati restano a te, con i consensi che hai chiesto.
Per My Last Right, la petizione europea sull'aiuto medico a morire promossa da Eumans e dalla World Federation of Right to Die Societies, abbiamo scelto la terza strada: un sito in 27 lingue, con firme e donazioni collegate al CRM. Ogni firmatario resta un contatto della campagna. La parte difficile non è stata tradurre, ma tenere insieme 23 organizzazioni di 16 paesi.
Come fare una petizione che funziona?
Una petizione funziona se ha un destinatario che può decidere, una richiesta che può soddisfare e un piano per il giorno dopo. Il resto è scrittura.
1. Il destinatario
Scrivi a chi ha il potere di fare ciò che chiedi, con nome e ruolo: il sindaco, una commissione, un ministro. «A chi di dovere» non è un destinatario. E scegli il livello giusto: una questione comunale mandata al Parlamento europeo è irricevibile.
2. La richiesta
Una richiesta concreta e verificabile: «approvare la delibera», «riaprire il servizio». My Last Right chiede all'Unione quattro misure precise, dal diritto all'aiuto medico a morire nella Carta dei diritti fondamentali al riconoscimento reciproco dei testamenti biologici fino a un'assemblea europea di cittadini estratti a sorte: chi firma sa che cosa sottoscrive.
3. Titolo e testo
Il titolo dice chi deve fare che cosa. Il testo spiega in poche righe il problema, perché adesso e che cosa cambia se la richiesta passa. Un dato verificabile vale più di un aggettivo.
4. Un obiettivo e una scadenza
Scegli un numero che abbia senso per il destinatario: la soglia dello statuto in un comune, una quota visibile degli elettori di un collegio. My Last Right si è data 50.000 firme e mostra a tutti quante ne mancano: il 5 novembre 2026 il contatore sul sito ne segnava 21.754. Una scadenza crea urgenza e fissa il giorno della consegna.
5. La consegna
Prepara la consegna come un evento: incontro con il destinatario, foto, comunicato, magari un'azione in piazza come un flash mob. Una petizione che nessuno consegna resta un elenco di nomi: è lavoro di advocacy.
Una petizione online ha valore legale?
Solo se passa da un canale previsto dalla legge: allora viene assegnata a una commissione o riceve una risposta nei tempi dello statuto. Su una piattaforma privata non obbliga nessuno, e le sue firme non valgono nei procedimenti formali, che chiedono SPID, CIE, documento o moduli del comune. Il suo valore è politico.
Privacy: cosa dice il GDPR
Firmare una petizione può rivelare un'opinione politica, che il GDPR mette tra le categorie particolari di dati. Trattarle è vietato salvo eccezioni, tra cui il consenso esplicito e le attività delle associazioni senza scopo di lucro con finalità politiche, limitate a membri e contatti regolari (art. 9 del regolamento (UE) 2016/679). In pratica: raccogli solo i dati che servono, spiega chi li tratta e per cosa, chiedi consensi separati per gli aggiornamenti e per le richieste di donazione.
Cosa fare dei firmatari dopo la petizione?
Tenerli. Chi firma ha già detto sì una volta, e la seconda richiesta è più facile: l'ho raccontato in Una firma è una donazione. La sequenza che uso:
- ringraziare subito, con un'email che dice che cosa succede adesso;
- mandare aggiornamenti veri: la consegna, la risposta, il voto;
- proporre una seconda azione facile: condividere, scrivere a un consigliere, venire a un evento;
- chiedere una donazione, con una cifra e un motivo, e a chi dona proporre un contributo regolare.
Conta la velocità. Nelle sette raccolte fondi virali che ho analizzato nello studio «L'attenzione dura una settimana», le ricerche su Google si dimezzano in due o tre giorni dal picco. La mia opinione: per una petizione che fa notizia vale lo stesso, quindi la sequenza va scritta prima del lancio. Per le email c'è la guida su come scrivere una newsletter.
Domande frequenti
Chi può firmare una petizione alla Camera?
I cittadini italiani: l'art. 50 della Costituzione parla di «tutti i cittadini», e la Camera chiede la copia del documento del primo firmatario per verificarlo. Online si firma con SPID o carta d'identità elettronica. Al Parlamento europeo, invece, possono firmare anche i residenti che non hanno la cittadinanza di un paese dell'Unione.
Una petizione su Change.org vale per il Comune?
Di solito no, perché le petizioni comunali seguono lo statuto. A Torino valgono solo le firme su carta o sulla piattaforma del Comune; a Milano quelle su Milano Partecipa o sui moduli cartacei con i dati richiesti. Una petizione su Change.org si può comunque consegnare al sindaco come documento politico.
Entro quanto tempo arriva una risposta?
Dipende dal destinatario. Le Camere non hanno un termine né l'obbligo di votare. Nei comuni il termine lo fissa lo statuto: 45 giorni a Milano, 60 a Roma, a Napoli e per le petizioni al Sindaco di Torino. Se la risposta non arriva, conviene chiederla per iscritto citando l'articolo dello statuto.
Fonti
- Costituzione su Normattiva: artt. 50, 71 e 75.
- TUEL, art. 8 e D.Lgs. 33/2013, art. 12: petizioni comunali e statuti.
- Camera dei deputati, Petizioni, art. 109 del Regolamento e delibera del 19 febbraio 2025; Senato.
- Corte costituzionale, ordinanza 254/2021.
- Pagella Politica, 19 dicembre 2024: petizioni presentate ed esaminate.
- Parlamento europeo, risoluzione del 9 ottobre 2025 sulle petizioni del 2024, e nota tematica sul diritto di petizione.
- Regolamento (UE) 2019/788 e regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
- Comuni di Roma, Milano, Torino e Napoli: regole sulle petizioni.
- Change.org e openPetition: dati dei firmatari.
- My Last Right: richieste, coalizione e contatore delle firme.