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Politica13 min di lettura

Finanziamento pubblico ai partiti: come funziona e chi paga

Finanziamento pubblico ai partiti dopo i rimborsi elettorali: 2x1000, donazioni, detrazioni, limiti, trasparenza e i bilanci 2024 dei partiti.

Il finanziamento pubblico ai partiti, inteso come rimborsi elettorali, in Italia non esiste più dal 2017: il decreto-legge 149/2013 lo ha abolito con un taglio graduale. Oggi i partiti vivono soprattutto di 2x1000 (32,58 milioni di euro spettanti nel 2025), di donazioni private con detrazione del 26% e dei contributi versati dai propri eletti.

In breve

  • I rimborsi elettorali sono stati tagliati del 25% nel 2014, del 50% nel 2015, del 75% nel 2016 e azzerati dal 2017.
  • Restano aiuti pubblici indiretti: 2x1000, detrazione del 26% sulle donazioni tra 30 e 30.000 euro, IVA al 4% sul materiale elettorale, cassa integrazione per i dipendenti.
  • Una persona può dare al massimo 100.000 euro l'anno a un partito; sopra i 500 euro l'anno il suo nome diventa pubblico.
  • Nel 2024 il 2x1000 valeva il 78% delle entrate del PD e il 12% di quelle di Forza Italia.
  • Nel 2025 le erogazioni private dichiarate sono state 22.915, per 35,8 milioni di euro: quasi metà dei soldi sta tra 1.000 e 5.000 euro, la fascia dei contributi degli eletti.

Esiste ancora il finanziamento pubblico ai partiti?

Quello diretto no: dal 2017 lo Stato non versa più rimborsi elettorali né contributi ai partiti. Resta un sostegno pubblico indiretto, che passa dal fisco.

  • 2x1000: lo Stato gira ai partiti il 2 per mille dell'IRPEF di chi li sceglie, entro un limite di spesa base di 25,1 milioni l'anno; nel 2025 la cifra spettante è di 32,58 milioni. Come funziona e quanto prende ogni partito è nella guida al 2x1000 ai partiti.
  • Detrazioni: il 26% delle donazioni tra 30 e 30.000 euro torna al donatore; la legge ne stimava il costo in 15,65 milioni l'anno.
  • Cassa integrazione straordinaria e contratti di solidarietà estesi ai dipendenti dei partiti, con 11,25 milioni l'anno autorizzati dal 2016 (art. 16 del DL 149/2013).
  • IVA al 4% su materiale tipografico, affissioni, spazi su radio, tv, giornali e siti, sale ed eventi nei 90 giorni prima delle elezioni (legge 515/1993, art. 18).
  • Raccolte via SMS e telefono: valgono come erogazioni liberali e sono escluse dall'IVA (art. 13 del DL 149/2013).

Come si è arrivati al sistema di oggi?

In cinquant'anni il finanziamento pubblico ai partiti è passato dal contributo statale ai rimborsi elettorali, fino all'abolizione. La svolta politica è il referendum del 1993; quella normativa arriva vent'anni dopo.

Le tappe del finanziamento ai partiti in Italia
AnnoNormaCosa cambia
1974Legge 195/1974Nasce il contributo dello Stato al finanziamento dei partiti
1993Referendum del 18 aprileIl 90,25% vota per abrogare il finanziamento pubblico dei partiti
1993Legge 515/1993Contributo per le spese elettorali di Camera e Senato
1997Legge 2/1997Destinazione volontaria del 4 per mille dell'IRPEF alla politica
1999Legge 157/1999Rimborsi delle spese elettorali e referendarie; abrogato il 4 per mille
2012Legge 96/2012Contributi ridotti, revisori obbligatori, nasce la Commissione di controllo
2013DL 149/2013 (legge 13/2014)Abolizione graduale; arrivano 2x1000 e detrazioni
2017—Fine dei rimborsi elettorali
2019Legge 3/2019Trasparenza sopra i 500 euro, stop ai contributi dall'estero

Fonte: Normattiva; Ministero dell'Interno, Eligendo per il referendum.

Da dove arrivano oggi i soldi dei partiti?

Da quattro fonti: 2x1000, contributi privati di persone e aziende, quote degli iscritti, contributi degli eletti. Nei bilanci 2024 dei dieci partiti in tabella il 2x1000 vale 24,2 milioni su 45,7 di entrate: il 53%.

Bilanci 2024 dei partiti: entrate e principali voci (milioni di euro)
PartitoEntrate totali2x1000 (quota)Privati: persone / societàIscrittiEletti
PD13,2010,29 (78%)2,10 / 00,732,01
Fratelli d'Italia10,755,66 (53%)2,60 / 0,122,36—
Forza Italia6,970,81 (12%)2,35 / 1,631,680,98
Lega Salvini Premier5,091,16 (23%)3,09 (totale)0,06—
Italia Viva2,071,12 (54%)0,65 / 0,260,04—
Sinistra Italiana1,921,42 (74%)0,36 / 00,130,28
Azione1,921,04 (54%)0,42 / 0,110,260,08
Europa Verde – Verdi1,811,49 (82%)0,22 / 00,090,21
+Europa1,460,82 (56%)0,15 / 0,160,260,02
Radicali Italiani0,520,40 (78%)0,03 / —0,08—

Fonte: elaborazione finanziamentipartiti.it sui rendiconti 2024 pubblicati dai partiti. «—» = voce non disponibile.

Attenzione alle voci. Nei rendiconti di PD ed Europa Verde i contributi degli eletti sono quasi pari a quelli di tutte le persone fisiche: 2,01 milioni su 2,10 nel PD, 0,21 su 0,22 nei Verdi. Le aziende pesano davvero solo per Forza Italia, con 1,63 milioni.

Quanto si può donare a un partito e con quale detrazione?

Una persona può dare fino a 100.000 euro l'anno a ciascun partito e detrarre dall'IRPEF il 26% delle donazioni tra 30 e 30.000 euro. Il pagamento deve essere tracciabile.

  • Detrazione: 26% tra 30 e 30.000 euro l'anno, solo per i partiti iscritti al registro e ammessi ai benefici (art. 11 del DL 149/2013). Vale anche per i contributi che candidati ed eletti versano secondo le regole del partito. Le società detraggono il 26% dall'IRES negli stessi limiti, escluse quelle a partecipazione pubblica, quotate o concessionarie dello Stato.
  • Tetto per donatore: 100.000 euro l'anno a un singolo partito per le persone fisiche, lasciti testamentari esclusi; 100.000 euro l'anno anche per i soggetti diversi dalle persone fisiche (art. 10, commi 7-8). Chi sfora paga il doppio dell'eccedenza.
  • Tracciabilità: banca, posta, carte o altri sistemi previsti dalla legge (art. 10, c. 7-bis).
  • Redditi alti: sopra i 75.000 euro queste detrazioni rientrano nel tetto complessivo introdotto dalla legge di bilancio 2025 (art. 16-ter del TUIR); sopra i 200.000 euro la legge di bilancio 2026 ha tagliato di 440 euro le detrazioni per alcuni oneri, tra cui le donazioni ai partiti.

Per i candidati valgono regole diverse, tra mandatario e limiti di spesa: le trovi nella guida alle spese elettorali.

Chi non può finanziare un partito?

La pubblica amministrazione, le società pubbliche, i soggetti esteri e chi non vuole essere reso pubblico. I divieti stanno in due leggi.

  • organi della pubblica amministrazione, enti pubblici, società con capitale pubblico oltre il 20% o controllate dal pubblico, cooperative sociali e loro consorzi (legge 195/1974, art. 7);
  • le altre società solo con delibera dell'organo competente e iscrizione in bilancio: violare questi divieti è reato, punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni;
  • governi ed enti pubblici di Stati esteri, persone giuridiche con sede all'estero non soggette a obblighi fiscali in Italia, maggiorenni non iscritti nelle liste elettorali o privati del diritto di voto (legge 3/2019, art. 1, c. 12);
  • chi si dichiara contrario alla pubblicazione dei propri dati (legge 3/2019, art. 1, c. 11).

I contributi ricevuti violando questi divieti non si restituiscono: vanno versati alla cassa delle ammende.

Cosa devono pubblicare i partiti?

Chi dona più di 500 euro l'anno: nome, importo e data. Sopra i 3.000 euro serve anche una dichiarazione congiunta firmata da chi dà e da chi riceve.

  • Oltre 500 euro l'anno: il partito annota il contributo in un registro entro il mese successivo (entro marzo dell'anno dopo per piccoli versamenti che superano la soglia solo sommati), lo pubblica sul proprio sito per almeno cinque anni e lo riporta nel rendiconto; se si scioglie una Camera il termine scende a 15 giorni (legge 3/2019, art. 1, c. 11). L'elenco va anche alla Presidenza della Camera, che lo pubblica sul sito del Parlamento (DL 149/2013, art. 5, c. 3).
  • Oltre 3.000 euro l'anno: dichiarazione congiunta depositata alla Presidenza della Camera entro tre mesi (legge 659/1981, art. 4). Vale anche per i contributi a parlamentari, consiglieri, candidati e dirigenti di partito; chi non la presenta rischia una multa da due a sei volte l'importo non dichiarato.
  • Bilanci: entro il 15 giugno il rendiconto, con la relazione della società di revisione, va alla Commissione di garanzia; entro il 15 luglio va pubblicato sul sito del partito (legge 96/2012, art. 9; DL 149/2013, art. 5).

Fondazioni, associazioni e comitati collegati ai partiti sono equiparati ai partiti per questi obblighi (DL 149/2013, art. 5, c. 4).

Chi controlla i conti dei partiti?

La Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, che ha sede alla Camera: cinque magistrati, uno della Cassazione, uno del Consiglio di Stato e tre della Corte dei conti.

Tiene il registro dei partiti, consultabile sul sito del Parlamento: nella prima parte i partiti con statuto conforme, nella seconda quelli ammessi a detrazioni e 2x1000. Controlla i rendiconti e sanziona: 200.000 euro a chi non li trasmette, tagli al 2x1000 fino a due terzi per le irregolarità, cancellazione dal registro se il rendiconto manca ancora al 31 ottobre.

Chi paga davvero i partiti? I numeri 2020–2025

Nel 2025 le erogazioni private dichiarate sono state 22.915 per 35,8 milioni di euro: più o meno quanto il 2x1000. La legge impone di pubblicare quelle di chi supera i 500 euro l'anno.

Erogazioni private dichiarate ai partiti, 2020–2025
AnnoErogazioniImporto
202010.5259,7 mln €
202124.34334,1 mln €
202222.53544,3 mln €
202320.92231,4 mln €
202422.80437,6 mln €
202522.91535,8 mln €

Fonte: elaborazione finanziamentipartiti.it sugli elenchi pubblicati dalla Camera dei deputati.

Il picco del 2022 coincide con le elezioni politiche. Dal 2019 le erogazioni registrate sono 135.554. Nel 2025 in testa c'è la Lega per Salvini Premier con 2.071 erogazioni e 4,62 milioni, poi Forza Italia (990 erogazioni, 3,62 milioni), Movimento 5 Stelle (2.000, 3,32), Fratelli d'Italia (2.349, 2,47), PD (1.350, 2,09), Italia Viva (171, 1,53) e SVP (638, 0,99). Le articolazioni regionali, come Lega Lombarda o Fratelli d'Italia Lombardia, sono registrate a parte.

Erogazioni ai partiti per fascia di importo, 2025
FasciaErogazioniImporto
Sotto 500 €5.1391,08 mln €
500–1.000 €5.9733,80 mln €
1.000–5.000 €10.88217,08 mln €
5.000–20.000 €7796,12 mln €
20.000–50.000 €902,42 mln €
50.000–100.000 €413,07 mln €
Oltre 100.000 €102,23 mln €

Fonte: elaborazione finanziamentipartiti.it sugli elenchi pubblicati dalla Camera dei deputati.

Questa tabella va letta bene. Tra le erogazioni ci sono i contributi che gli eletti versano al proprio partito, spesso ogni mese e tra 1.000 e 5.000 euro: non sono donazioni di cittadini. Ed è proprio quella fascia a pesare di più, con 10.882 erogazioni e 17,08 milioni, il 47,7% del totale.

Il 2027 si gioca sui piccoli donatori

È la mia tesi: oggi i partiti italiani vivono di 2x1000 e di contributi degli eletti, mentre i piccoli donatori quasi non esistono.

Nel 2025 le erogazioni sotto i 500 euro registrate sono 5.139, per 1,08 milioni: il 3% del totale. È vero che la legge rende pubblici solo i donatori sopra i 500 euro l'anno, quindi le micro-donazioni sfuggono a questi elenchi. Ma i bilanci raccontano la stessa storia: nel 2024, nei nove partiti con il dato separato, i contributi di tutte le persone fisiche valgono 8,9 milioni, contro 23,1 milioni di 2x1000.

Per le politiche del 2027 questo è il punto debole e l'occasione. Un partito che vive di eletti e di firme fiscali dipende da chi siede già in Parlamento; uno che costruisce migliaia di donatori da 20 o 50 euro ha soldi, dati e volontari. Abolito il finanziamento pubblico ai partiti, il primo gradino è il 2x1000, che oggi sceglie solo il 5,21% dei contribuenti: ne parlo in perché il 95% del paese snobba il 2x1000. Come si costruisce una base di donatori per una candidatura lo spiego nella guida alla raccolta fondi per la campagna elettorale; nomi e cifre di chi finanzia oggi i partiti sono in chi finanzia i partiti italiani.

Domande frequenti

Cosa erano i rimborsi elettorali?

Erano il rimborso pubblico delle spese per le campagne elettorali e referendarie, regolato dalla legge 157/1999 dopo il contributo per le spese elettorali introdotto nel 1993. Il decreto-legge 149/2013 li ha aboliti: per i partiti che ne avevano diritto sono stati ridotti del 25% nel 2014, del 50% nel 2015 e del 75% nel 2016, e sono cessati dal 2017.

Un'azienda può finanziare un partito?

Sì, se è privata e il finanziamento è deliberato dall'organo sociale e iscritto in bilancio (legge 195/1974, art. 7). Non possono farlo le società con oltre il 20% di capitale pubblico o controllate dal pubblico, le cooperative sociali e le persone giuridiche estere non soggette a imposte in Italia. Il limite è di 100.000 euro l'anno; la detrazione IRES del 26% vale tra 30 e 30.000 euro.

Si può donare in contanti a un partito?

No: la legge consente le erogazioni liberali ai partiti solo con pagamenti tracciabili, cioè banca, posta, carte o altri sistemi previsti dall'articolo 23 del decreto legislativo 241/1997 (art. 10, c. 7-bis, DL 149/2013). La tracciabilità è anche la condizione per detrarre il 26%. Per ogni elargizione il partito deve rilasciare una ricevuta e conservarne la matrice.

Dove si vedono i nomi di chi finanzia un partito?

Sul sito del partito, che deve pubblicare per almeno cinque anni i contributi oltre 500 euro l'anno, e sul sito del Parlamento, dove la Camera pubblica gli elenchi trasmessi dai partiti. Gli stessi dati, raccolti dal 2019 e consultabili per partito, anno e fascia di importo, sono su finanziamentipartiti.it, che li estrae dagli elenchi ufficiali della Camera.

Cosa succede se un partito non presenta il rendiconto?

La Commissione di garanzia applica una sanzione di 200.000 euro (legge 96/2012, art. 9). Se il rendiconto o il verbale di approvazione mancano ancora al 31 ottobre, il partito viene cancellato dal registro per il periodo d'imposta successivo e perde detrazioni e 2x1000; il tesoriere non può firmare rendiconti per cinque anni (DL 149/2013, art. 8).

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