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Politica15 min di lettura

Raccolta fondi per una campagna elettorale: guida 2027

Raccolta fondi per una campagna elettorale: tetti di spesa, mandatario, chi può donare, detrazioni e un metodo in sette passi per i candidati del 2027.

La raccolta fondi per una campagna elettorale, in Italia, non può contare su rimborsi pubblici: la pagano il candidato, il partito e i donatori. Alle politiche e nei comuni sopra i 15.000 abitanti i soldi passano da un mandatario con un conto dedicato, e chi dona a un candidato non ha detrazioni: il 26% vale solo per i partiti.

In breve

  • I rimborsi elettorali sono stati aboliti dal decreto-legge 149/2013: una campagna si finanzia con soldi propri, del partito e dei donatori.
  • Tetti di spesa: alle politiche 52.000 € per collegio più 0,01 € per residente; alle comunali sopra 15.000 abitanti il candidato sindaco parte da 25.000 € più 1 € per elettore.
  • Mandatario e conto unico sono obbligatori alle politiche e nei comuni sopra 15.000 abitanti, salvo per chi spende meno di 2.500 € e solo di tasca propria.
  • Sopra 3.000 € l'anno dallo stesso donatore serve la dichiarazione congiunta; sopra 500 € partiti, liste e candidati sindaco dei comuni sopra 15.000 abitanti pubblicano il nome di chi dona.
  • Nel 2025 le erogazioni private ai partiti sono state 22.915, per 35,8 milioni di euro; il 2x1000 lo ha scelto circa il 5,2% dei contribuenti.

Quanto costa una campagna elettorale?

Non esiste un costo medio ufficiale: il riferimento certo sono i tetti di spesa fissati dalla legge, cioè il massimo che candidati e liste possono spendere. Il costo reale dipende da elettori, territorio e volontari.

I tetti di spesa alle comunali

Nei comuni sopra i 15.000 abitanti la legge 96/2012 (art. 13) fissa un limite per candidato e per lista. «Elettore» significa cittadino iscritto nelle liste elettorali del comune.

Tetti di spesa per le elezioni comunali (comuni sopra 15.000 abitanti)
Popolazione del comuneCandidato sindacoCandidato consiglierePartito o lista
da 15.001 a 100.000 abitanti25.000 € + 1 € per elettore5.000 € + 0,05 € per elettore1 € per elettore
da 100.001 a 500.000 abitanti125.000 € + 1 € per elettore12.500 € + 0,05 € per elettore1 € per elettore
oltre 500.000 abitanti250.000 € + 0,90 € per elettore25.000 € + 0,05 € per elettore1 € per elettore

Fonte: legge 6 luglio 2012, n. 96, art. 13 (testo vigente su Normattiva).

Un esempio con cifre ipotetiche: in un comune di 50.000 abitanti con 40.000 iscritti alle liste, il candidato sindaco può spendere fino a 65.000 € (25.000 + 40.000 × 1), ogni consigliere fino a 7.000 €, ogni lista fino a 40.000 €. Nei comuni fino a 15.000 abitanti la legge 96/2012 non fissa tetti; sopra i 50.000, liste e candidati depositano con le candidature un bilancio preventivo di spesa, affisso all'albo pretorio (art. 30, legge 81/1993).

I tetti alle elezioni politiche

Per Camera e Senato ogni candidato può spendere 52.000 € per ogni circoscrizione o collegio in cui si presenta, più 0,01 € per residente (art. 7 della legge 515/1993): in un collegio ipotetico di 400.000 residenti fa 56.000 €. Per i partiti il tetto è 1 € per ogni iscritto alle liste elettorali dei territori in cui si presentano (art. 10). La legge prevede la rivalutazione degli importi con decreto del Ministro dell'Interno: prima del voto conviene controllare.

Le voci di spesa

Sono spese elettorali (art. 11, legge 515/1993) materiali e mezzi di propaganda, la loro diffusione, compresi gli spazi su giornali, radio e tv, eventi e manifestazioni, moduli e autenticazione delle firme per le liste, personale e servizi. Sede, viaggi, telefono e posta valgono un forfait del 30% delle altre spese documentate. Nel 2024, anno delle europee, i partiti hanno dichiarato spese elettorali per 3,56 milioni di euro (Forza Italia), 2,20 (PD), 0,44 (Azione), 0,41 (+Europa), 0,37 (Lega), secondo l'elaborazione di finanziamentipartiti.it sui rendiconti.

Un aiuto c'è: nei 90 giorni prima del voto, materiale tipografico, spazi di affissione, messaggi su giornali e siti, affitto di locali e allestimenti commissionati da candidati, liste e partiti pagano l'IVA al 4% (art. 18, legge 515/1993; dal 1° gennaio 2027 la regola è nella Tabella A del nuovo Testo unico IVA, D.Lgs. 10/2026). Rendiconto e scadenze sono nella guida alle spese elettorali e al loro rendiconto.

Chi paga la campagna elettorale comunale?

La campagna elettorale comunale la pagano il candidato con i propri soldi, la lista o il partito che lo sostiene e i donatori privati. Lo Stato non rimborsa nulla: il decreto-legge 149/2013 (art. 1) ha abolito i rimborsi delle spese elettorali e i contributi pubblici ai partiti.

Il 2x1000 va ai partiti, non ai candidati. La mia opinione: alle comunali la quota del candidato e della sua rete è quasi sempre la più grande, perché i bilanci dei partiti sono piccoli. Il PD, primo partito per entrate, nel 2024 ha incassato 13,20 milioni di euro, di cui 10,29 dal 2x1000 (elaborazione di finanziamentipartiti.it). Il quadro è nella guida al finanziamento dei partiti in Italia. Un dettaglio utile: la propaganda che il partito paga per un suo candidato si conta sul tetto del partito, non su quello del candidato (art. 7, comma 2, legge 515/1993).

Quali regole valgono per la raccolta fondi di una campagna elettorale?

Quattro: i soldi passano da un mandatario e da un conto unico, alcuni soggetti non possono donare, i contributi sopra certe soglie si dichiarano e si pubblicano, alla fine si presenta un rendiconto. Valgono alle politiche e nei comuni sopra i 15.000 abitanti.

Mandatario e conto dedicato

Dal giorno dopo l'indizione delle elezioni, chi si candida raccoglie fondi solo tramite un mandatario elettorale, comunicato per iscritto al Collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte d'appello. Un candidato ha un solo mandatario e viceversa. Ogni operazione passa da un unico conto intestato al mandatario di quel candidato, e banca o posta identificano chi versa (art. 7, commi 3 e 4, legge 515/1993). Nei comuni sopra i 15.000 abitanti l'obbligo vale per sindaci e consiglieri, tranne per chi spende meno di 2.500 € solo di tasca propria, che il rendiconto deve comunque farlo (art. 13, legge 96/2012). I dettagli sono nella guida al mandatario elettorale.

Chi può fare donazioni alla campagna elettorale (e chi no)

Possono donare persone fisiche e società private. Non possono finanziare né partiti né candidati amministrazioni ed enti pubblici, società con capitale pubblico sopra il 20% o controllate dal pubblico, cooperative sociali e loro consorzi. Le altre società possono, ma solo con delibera dell'organo competente e iscrizione in bilancio (art. 7 della legge 195/1974, esteso ai candidati dalla legge 659/1981). Violare il divieto è un reato per chi versa e per chi riceve: reclusione da sei mesi a quattro anni. Per partiti e liste la legge 3/2019 vieta anche i contributi di governi ed enti pubblici esteri, di società estere che non pagano tasse in Italia e di maggiorenni non iscritti nelle liste elettorali. A un partito nessuno può dare più di 100.000 € l'anno (art. 10, decreto-legge 149/2013).

Dichiarazione congiunta e pubblicità dei contributi

Se uno stesso soggetto dà a un candidato o a un partito più di 3.000 € in un anno, in denaro o in servizi, chi dona e chi riceve firmano una dichiarazione congiunta da depositare alla Presidenza della Camera entro tre mesi; per la campagna basta l'autocertificazione del candidato. Chi non la presenta rischia una multa da due a sei volte la somma non dichiarata (art. 4 della legge 659/1981). Sopra i 500 € l'anno per donatore scatta la trasparenza della legge 3/2019: partiti, liste e candidati sindaco nei comuni sopra 15.000 abitanti pubblicano il contributo sul proprio sito entro il mese successivo, per almeno cinque anni. Chi non vuole comparire non può donare.

Rendiconto e sanzioni

Entro tre mesi eletti e non eletti trasmettono al Collegio regionale di garanzia elettorale il rendiconto di entrate e spese con gli estratti del conto, controfirmato dal mandatario. Vanno indicati per nome i contributi delle persone fisiche sopra 3.000 € e tutti quelli di altri soggetti (art. 7, legge 515/1993); alle comunali la dichiarazione va anche al presidente del consiglio comunale. Chi supera il tetto paga una sanzione da una a tre volte l'eccedenza; l'eletto che lo supera del doppio decade (art. 15).

Le donazioni per la campagna elettorale sono detraibili?

Solo se vanno a un partito. Le donazioni ai partiti iscritti al registro nazionale danno una detrazione IRPEF del 26% su importi tra 30 e 30.000 € l'anno, pagati con strumenti tracciabili; quelle a candidati, liste, comitati elettorali e mandatari non danno alcuna detrazione.

Lo scrive l'Agenzia delle Entrate nella guida alle agevolazioni della dichiarazione 2026 (codice 62), richiamando la risoluzione 220/E del 2008. La regola è nell'art. 11 del decreto-legge 149/2013; dal 2027 passa, identica, nell'art. 15 del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026). Anche le società private detraggono il 26% sugli stessi importi. Sopra i 75.000 € di reddito la detrazione rientra nel tetto complessivo alle detrazioni in vigore dal 2025; la quota di iscrizione al partito non si detrae.

Cosa cambia nella strategia:

  • con chi dona al candidato la leva fiscale non c'è: si chiede per la persona e per il progetto;
  • chi vuole la detrazione può donare al partito, che può pagare la propaganda del candidato sul proprio tetto; ma decide il partito;
  • a una cena o a un evento va detto chiaramente chi incassa, candidato o partito: cambiano ricevuta e detraibilità.

Come finanziare una campagna elettorale: il metodo in sette passi

Si parte dal budget, si fissa un obiettivo con una data, si chiede per cerchi concentrici, dalla rete personale ai grandi donatori, con cifre precise, e si rendiconta. Ho lavorato a campagne come Con Cappato (Senato 2023): lo schema vale per un collegio come per un consiglio comunale, cambiano le cifre.

1. Budget e obiettivo

Scrivi il budget per voci (materiali, eventi, video, sede, persone) con preventivi veri e confrontalo con il tetto di legge. L'obiettivo di raccolta è la differenza tra budget e soldi tuoi: un numero, con una scadenza. Senza scadenza non c'è urgenza, e senza urgenza si dona poco.

2. Calendario a ritroso dal voto

  • sei mesi prima: le firme per la lista valgono solo se raccolte non prima del 180° giorno prima del termine di presentazione (art. 14, legge 53/1990). È il momento di costruire l'elenco dei contatti;
  • almeno 55 giorni prima: il Ministro dell'Interno fissa la data; il manifesto di convocazione esce 45 giorni prima del voto;
  • dal giorno dopo l'indizione: si raccoglie solo tramite mandatario, da scegliere prima;
  • 30° e 29° giorno: deposito delle liste, come spiegato nella guida su come candidarsi alle elezioni comunali 2027;
  • ultime quattro settimane: eventi, appelli a scadenza, incontri con i grandi donatori;
  • entro tre mesi dal voto: rendiconto e resoconto ai donatori.

3. I cerchi concentrici

Primo cerchio: famiglia, amici, colleghi. Secondo: chi ti conosce per lavoro o impegno civico. Terzo: i piccoli donatori, raggiunti con email, messaggi ed eventi. Quarto: i grandi donatori, da incontrare di persona. I primi soldi arrivano dal primo cerchio e dimostrano agli altri che la campagna è credibile. Chi ha firmato una tua petizione è già nel terzo cerchio: è il tema di quando una firma diventa una donazione.

4. Gli strumenti, dalle cene al crowdfunding politico

  • Pagina donazioni sul sito del candidato, con pagamento che accredita il conto del mandatario e raccoglie nome, cognome e consenso privacy.
  • Email e messaggi: un appello breve, una cifra, una scadenza. Per le parole, ecco 60 slogan e frasi per la campagna.
  • Cene di finanziamento: la quota si paga sul conto del mandatario. La legge chiarisce che le riunioni conviviali legate alla propaganda consentita non rientrano nel divieto di fare doni agli elettori (art. 11, comma 3, legge 515/1993).
  • Crowdfunding politico: leggi i termini prima di aprire una raccolta. GoFundMe vieta le raccolte per campagne elettorali, partiti e referendum (termini di servizio, punto 8.18). Il confronto tra servizi è nella guida alle piattaforme per raccolte fondi online.
  • Pubblicità online: dall'ottobre 2025 Meta non pubblica annunci politici ed elettorali nell'UE e Google ha annunciato lo stesso per Google Ads e YouTube, a causa del nuovo regolamento europeo sulla pubblicità politica. Gli appelli non si sponsorizzano: contano i tuoi contatti e i contenuti organici.

5. La richiesta, con le cifre

«Un contributo» non è una richiesta: si chiede una cifra. Esempi da adattare: 25, 50 o 100 € nelle email ai piccoli donatori; 250 o 500 € a chi ti sostiene da anni; da 1.000 € in su, di persona, ai grandi donatori spiegando a cosa servono. Ricorda le soglie: oltre 500 € l'anno scatta la pubblicazione (partiti, liste e candidati sindaco sopra 15.000 abitanti), oltre 3.000 € la dichiarazione congiunta.

6. Ringraziare e rendicontare

Ringrazia entro due giorni, con nome e cognome. A fine campagna manda a ogni donatore un resoconto: quanto avete raccolto e come l'avete speso. I rendiconti dei candidati sono comunque consultabili da chiunque presso il Collegio regionale di garanzia elettorale (art. 14, legge 515/1993).

7. Privacy e consenso

Per la propaganda si possono usare senza consenso i dati delle liste elettorali comunali; per email, telefono, SMS, WhatsApp e contatti social serve il consenso. Vietati elenchi professionali, dati sanitari, elenchi telefonici e dati raccolti da uffici pubblici: un amministratore uscente non può usare gli indirizzi del comune (Garante privacy, provvedimento del 18 aprile 2019).

Cosa dicono i dati sulle donazioni alla politica?

La politica italiana si regge su pochi contributi, concentrati nelle fasce medie. Nel 2025 i partiti hanno dichiarato 22.915 erogazioni private per 35,8 milioni di euro, contro 37,6 milioni nel 2024 (elaborazione di finanziamentipartiti.it).

Erogazioni private ai partiti nel 2025, per fascia di importo
FasciaNumero di erogazioniImporto totale
sotto 500 €5.1391,08 milioni di euro
da 500 a 1.000 €5.9733,80 milioni di euro
da 1.000 a 5.000 €10.88217,08 milioni di euro
da 5.000 a 20.000 €7796,12 milioni di euro
da 20.000 a 50.000 €902,42 milioni di euro
da 50.000 a 100.000 €413,07 milioni di euro
oltre 100.000 €102,23 milioni di euro

Fonte: elaborazione di finanziamentipartiti.it sulle dichiarazioni pubblicate.

La fascia da 1.000 a 5.000 € vale il 48% dell'importo, ma va letta con cautela: lì dentro ci sono i contributi che gli eletti versano al proprio partito, spesso ogni mese, e non sono donazioni di cittadini. Le erogazioni sotto i 500 € sono il 22% del numero e il 3% dell'importo. Gli importi oltre 100.000 € sono ammessi solo in casi particolari, come lasciti e trasferimenti tra partiti. Il 2x1000, nel 2025, lo hanno scelto 2.216.663 contribuenti, circa il 5,2%, per 32,58 milioni di euro: i dettagli sono nella guida al 2x1000 ai partiti. Per un candidato il punto è questo: il pubblico che dona alla politica esiste, ma è stretto. Va costruito partendo da chi ti conosce.

Domande frequenti

Serve il mandatario anche nei comuni sotto i 15.000 abitanti?

No. La legge 96/2012 estende mandatario, conto unico e controlli ai comuni con più di 15.000 abitanti; alle politiche valgono sempre. Nei comuni più piccoli non c'è un obbligo nazionale, ma sopra i 10.000 abitanti statuto e regolamenti comunali possono chiedere una dichiarazione preventiva e un rendiconto delle spese. Tenere traccia di ogni entrata conviene comunque.

Un'azienda può finanziare la campagna di un candidato?

Sì, se è una società privata e il contributo è deliberato dall'organo competente e iscritto in bilancio. Non possono farlo enti pubblici, società con capitale pubblico sopra il 20% o controllate dal pubblico, cooperative sociali e loro consorzi. Sopra 3.000 € l'anno serve la dichiarazione congiunta, e nel rendiconto i contributi delle società vanno indicati per nome, qualunque sia l'importo.

Si può usare GoFundMe per una campagna elettorale?

No. I termini di servizio italiani di GoFundMe, aggiornati a giugno 2026, vietano al punto 8.18 le raccolte per campagne elettorali, comitati elettorali, partiti e referendum. E dove c'è il mandatario le donazioni devono comunque arrivare sul suo conto unico.

Quando conviene iniziare a raccogliere fondi?

Prima di quanto si pensi. Dal giorno dopo l'indizione si raccoglie solo tramite il mandatario, ma contatti, budget e lista dei grandi donatori vanno preparati mesi prima. La mia opinione: chi comincia dopo il deposito delle liste ha già perso le settimane migliori. Se vuoi un calendario su misura, prenota una chiamata gratuita.

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